Spesso Il Bar del Cult ha avuto la possibilità di incontrare personaggi del cinema. Quello di oggi è stato veramente un incontro cordiale e molto simpatico con uno dei caratteristi più importanti della Commedia Italiana degli anni ’70 e ’80, oltre che autore, con il fratello Mario, di numerose scenette divertenti andate in onda in molte trasmissione della Rai degli anni ’60. Stiamo parlando del Maestro Pippo Santanastaso, volto inconfondibile.

Ripescando tra i ricordi tanta nostalgia per alcune opportunità sfumate e per i tempi, ormai lontani, di un cinema che non c’è più. Furono veramente anni d’oro quelli in cui Santanastaso girò film che diventeranno, con il tempo, dei veri e propri cult amati dal pubblico:

  • Mani di velluto, regia di Castellano e Pipolo (1979)
  • La liceale, il diavolo e l’acquasanta, regia di Nando Cicero (1979)
  • Il bisbetico domato, regia di Castellano e Pipolo (1980)
  • La moglie in vacanza… l’amante in città, regia di Sergio Martino (1980)
  • La cameriera seduce i villeggianti, regia di Aldo Grimaldi (1980)
  • Asso, regia di Castellano e Pipolo (1981)
  • Sesso e volentieri, regia di Dino Risi (1981)
  • Spaghetti a mezzanotte, regia di Sergio Martino (1981)
  • Ricchi, ricchissimi… praticamente in mutande, regia di Sergio Martino (1982)
  • Attenti a quei P2, regia di Pier Francesco Pingitore (1982)
  • Pappa e ciccia, regia di Neri Parenti (1983)
  • Occhio alla perestrojka, regia di Castellano e Pipolo (1990)


Pippo grazie per averci ospitato qui a Levanto.
Grazie a voi che vi siete fatti 400 km per venirmi a trovare. E’ raro trovare persone così appassionate e attente a noi “vecchietti” del cinema.

Noi fans siamo molto legati agli aneddoti e ai rapporti che c’erano tra i vari attori sul set. Ci vuole raccontare dei retroscena?
Adriano Celentano una persona fantastica e buona, girare con lui sul set era molto divertente. Ricordo una scena in Mani di Velluto dove improvvisai delle battute. I registi, Castellano e Pipolo volevano tagliarle ma Adriano decise di tenerle perchè le riteneva utili alla situazione. Fu una soddisfazione.
Nello specifico la scena: “…ecco quel porco di Quiller, ops pardon, scusi…”.

In Spaghetti a Mezzanotte di Sergio Martino facevo il giornalista rompiscatole. Ricordo che in una scena con Lino Banfi, mentre camminavamo per recarci in tribunale, mi mangiai 7 panini (sorride).
Poi i miei personaggi sono ricordati dagli amanti di quei film: il giudice di Ricchi ricchissimi praticamente in mutande – La poooorta!!! – oppure il diavalo Pupù ne La liceale, il diavolo e l’acqua santa. Sono stati anni bellissimi.

Negli anni ’60 nascevano le prime coppie comiche: lei e Mario, Cocchi e Renato, Ric e Gian. Che rapporto c’era tra di voi?
C’era molta lealtà e rispetto del lavoro di ognuno. Con Renato Pozzetto eravamo molto amici anche se poi le strade si sono divise. Però è stato un periodo, per la comicità italiana, molto florido. Molte scenette mie e di Mario venivano spesso replicate in tv – l’uomo sulla luna, le olimpiadi e molte altre.

E sul set hai avuto degli “scontri” con i colleghi comici?
Nei film, specialmente quelli corali o dove apparivano più comici c’era la voglia di farsi notare, a volte c’era della sana rivalità. Una volta su un set (nota: non diremo film e attore) l’attore che affiancavo mi disse: “Pippo, ricordati che io sono il protagonista del film”. Come per dire, cerca di non farti notare troppo.

Cosa ne pensa del cinema e della comicità di oggi?

Oggi purtroppo è tutto incentrato sulla volgarità, i personaggi vanno e vengono in maniera molto veloce. Difficilmente verranno ricordati con il tempo perchè spesso le battute sono uguali. Questi comici fanno una battuta e subito vengono proposti per un film. E’ un gioco che non porta da nessuna parte. Seguo poco la tv e il cinema proprio per questo motivo.

Cosa fa oggi Pippo Santanastaso?
Della mia carriera sono molto contento, gli anni in televisione con mio fratello Mario, che porto sempre nel cuore, sono di un’epoca fatta di innovazione e voglia di creare da parte degli artisti. Ognuno aveva un proprio stile. Questa nostalgia mi ha dato la voglia di andare avanti e oggi, insieme a mio figlio Andrea, portiamo in giro per l’Italia uno spettacolo dove riprendiamo gli sketch che facevamo con Mario.
In estate vengo qui a Levanto, una città che mi ha adottato e sono anche cittadino onorario. Qui mi sento a casa.

Con la promessa di andarlo a trovare presto a Bologna, speriamo di ritrovarlo in un nostro evento. Intanto lo ringraziamo e porteremo sempre nel cuore questo incontro.